Salendo a nord di Arsié,
attraversando Mellame e di
seguito Rivai, ci si inoltra
in una strada circondata da
boschi
di faggi, abeti e larici per
arrivare con comodità a
Col Perer
(1.026 m.) e un poco più in
alto a
Cima Campo
(1.512 m).
Da qui si può ammirare un
panorama mozzafiato. Estesi
prati verdi sono circondati
dalle imponenti Vette
Feltrine, dalle spettacolari
Pale di San Martino per
arrivare ad ammirare Cima
D’Asta,la Panarotta, il Monte
Lisser, e l’altopiano dei
SetteComuni.
Una vista a tutto
tondo..sembra quasi di poter
allungare un dito e toccare il
cielo e le cime.. Un senso di
libertà che prende dentro, un
silenzio quasi irreale, i
profumi, i colori…un turbinio
di emozioni uniche ci
assale…
Ma
panorami unici ci aspettano anche
sul versante del Monte Novegno.
Per arrivare a Novegno si prende la
strada per San Vito, oppure si può
salire direttamente da
Arsié.
Sul
Monte Novegno è possibile frequentare
una palestra roccia, andare a cavallo
e percorre i numerosi sentieri
disponibili. Di particolare interesse
è la strada del Genio, "strada
camionabile del genio"costruita ai
tempi della Prima Guerra Mondiale, per
collegare il
Forte
Tombion
(200
m s.l.m.) con le batterie del Col del
Gallo (873m s.l.m.) e
Fastro.
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NOVEGNO
E IL SUO
NOME
Un
mattino d'inverno un
contadino andò sul
monte Novegno
accompagnando un asino
che trainava una
slitta di letame. La
neve era alta e faceva
molto freddo. Giunto
al "Rivon" l'asino si
fermò di botto, tese
le lunghe orecchie e
sembrò volesse fiutare
l'aria. Il contadino
si volse e vide,
seduta sulla slitta,
una ragazza assai
graziosa. Meravigliato
e sbigottito la
interrogò, ma lei non
rispondeva. L'asino
riprese la strada e
dopo un breve tratto
la fanciulla scomparve
senza lasciare traccia
sulla neve. Alcuni
giorni dopo il
contadino tornò sul
monte e quando giunse
al "Rivon" si ripeté
lo stesso fatto e ciò
per diverse
volte.
Stanco
di tenere nascosto il
segreto, lo svelò alla
famiglia la quale lo
consigliò di
raccontare al parroco
ogni particolare. Il
buon curato gli diede
una sostanza
biancastra e gli
raccomandò di farla
mangiare all'asino
appena la fanciulla si
fosse seduta sulla
slitta. Il contadino
eseguì i consigli;
infatti giunto sulla
salita del Rivon, la
ragazza si sedette
sulla slitta. Egli, di
soppiatto, diede
all'asino la
misteriosa sostanza.
La fanciulla rimase al
suo posto fino a
quando il contadino
fece ritorno a casa.
In famiglia la padrona
di casa le affidò
molti lavori che ella
eseguì alla perfezione
ed in silenzio.
Lavorava da mattina a
sera e si rendeva
servizievole a tutti,
ma non parlava mai.
Trascorso un anno, con
il nuovo inverno, il
contadino tornò a
portare letame in
montagna. Ma la prima
volta che giunse al
Rivon udì una
voce"Dighe a la bela
Rafaela che la vegna a
casa parché Scalfarot
l'é mort". Il
contadino a casa
raccontò l'accaduto e
subito la ragazza
infilò la porta e
scomparve. Si dice che
Scalfarot fosse
follemente innamorato
della ragazza, ma non
ne era corrisposto.
Egli durante il tempo
che Rafaela era
rimasta in Arsié, ogni
notte faceva sentire
alte le sue
invocazioni e nessuno
lo udiva, solo la
ragazza che conosceva
la sua voce rispondeva
a fior di labbra: "No
vegno, no, no
vegno".
La
fievole pronunzia
appena uscita dalla
bocca della fanciulla
giungeva all'orecchio
di Scalfarot il quale
stanco di udirla, un
giorno impazzito
scappò urlando: No
vegno! No vegno! E
così il monte prese
questo
nome.
Fonte:
F.Nanfara, Arsié
briciole
storiche.
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