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  La fortezza "Brenta - Cismon"

Le opere fortificate italiane fino al primo conflitto mondiale costituivano lo sbarramento di difesa sul confine italiano nelle valli del Brenta e del Cismon  con l'impero austroungarico

 

img1.jpg Vennero costruite in due periodi fra il 1884 - 1896 e il 1906 - 1914, e secondo le concezioni militari di allora avrebbero dovuto un ruolo determinante nella prima fase del conflitto. Ma la decisione austo-ungarica del 1915 di abbandonare il terreno -considerato indifendibile posto a ridosso delle opere-, verso la zona di  Caldonazzo -Levico le allontanò dalla linea dei combattimenti, e rimasero relegate ad  attività di viglianza fino alla fine dell'ottobre del 1917 quando divennero centri di resistenza provvisoria durante la ritirata dell'esercito italiano sul Monte Grappa.

 

casermetta confinaria presso primolano ai primi del 900 (foto arch. Girotto)

Di alcune di queste costruzione non è rimasto molto da vedere, ma altre anche a distanza di 80 anni, conservano intatta tutta la loro sinistra bellezza, comodamente visitabili anche in automobile per quasi tutto l'anno,  come il Forte Leone a Cima Campo lontano dalle grandi vie di comunicazione a quota 1512, da cui si può seguire tutta la linea delle grandi battaglie della I° grande guerra mondiale, dalla catena del Monte Grappa agli Altipiani di Asiago fino al passo Rolle .

ATTENZIONE: le visite ai manufatti devono essere fatte con estrema  attenzione soprattutto se ci sono dei bambini  (che andrebbero legati con un cordino e non tenuti semplicemente per mano), non tanto per il pericolo di crolli  ma per il gran numero di ostacoli pericolosissimi (cisterne piene d'acqua, ballatoi senza ringhiere ecc)

 Le fortificazioni venivano classificate in base alla loro collocazione e ai compiti attribuiti:  

 

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LA BATTERIA CORAZZATA DI MONTE LISSER

 

anno di costruzione: 1911

armamento: 4 cannoni 149A in cupola

                    5 mitragliatrici in posizione  blindate

compiti: dominava le via di accesso al Monte Cucco, Osteria alla Barricata Osteria Marcesina e con tiro indiretto la Valsugana

 

come raggiungerla

Dopo l'abitato di Enego in direzione Asiago al "bivio Dori" (6 km da Enego) si gira a destra giungendo a Casara Tombàl, subito prima a sinistra inizia la strada militare, che dopo circa 3,2 km  si biforca, mantenedo la destra si arriva al piazzale retrostante il forte.

Ampio panorama sul Massiccio del Grappa, le Vette Feltrine, le Pale di San Martino I Lagorai la conca di Arsiè e la Valsugana.

 

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img3.jpg Scavato nella roccia, è ben evidente il fossato frontale che si può superare passando sui detriti che sostituiscono il ponte scorrevole. Sulla facciata del forte, sopra le finestre situate in corrispondenza delle scalette d’accesso ai pozzi dal corridoio di manovra’ sporgono ancora le putrelle d’ancorag gio dei sistemi di puleggie per il sollevamento delle bocche da fuoco durante il montaggio e lo smontaggio.

Con molta facilità si può salire fino ai pozzi delle cupole Schneider per i 4 pezzi da l49S, superando la trincea in calcestruzzo per il combattimento ravvicinato ed i due pozzi minori delle torrette a scomparsa per armi automatiche. Dai pozzi delle artiglierie si accede al corridoio di batteria.

Autunno 1917: si notano le cupole corazzate e il ponte scorrevole (foto KA/W)

 

Al pianoterra pochi spunti d'interesse a parte il sotterraneo (scaletta in cemento) ospitato nel bastione semicircolare sporgente sul lato destro della gola: era destinato ad ospitare un cannone a tiro rapido, o una mitragliatrice. con campo di tiro sul fossato. Molto interessante risulta la visita della polveriera: sulla sinistra (a livello del bastione) si accede ad  un giroscale che scende alcuni metri sottoterra. Qui si entra in un buio corridoio, il cui pavimento reca ancora i segni delle rotaie sulle quali scorrevano i carrelli per il trasporto munizioni dalla polveriera agli elevatori. Il tratto sinistro del corridoio porta sotto la batteria, al pozzo del montacarichi, mentre seguendo il tratto di destra si passa sotto il fossato e, con un’ulteriore svolta a destra, si perviene al magazzino delle polveri. Perfettamente conservato, con la sua volta a botte, il locale ospitava la consueta “casetta” di legno che serviva ad evitare le infiltrazioni di umidità.

Immediatamente prima dell’ultima svolta a destra per entrare nella polveriera, il corridoio presenta una apertura a soglia rialzata, a mo’ di boccaporto navale, oltre la quale prosegue rettilineo un lunghissimo camminamento un tempo costituente una postierla per l’accesso posteriore protetto all’opera e per il rifornimento della polveriera stessa. Il passaggio, accuratamente rivestito in pietra, si restringe dopo alcune decine di metri e continua come stretto budello fino al crollo che lo ostruisce a pochi metri dallo sbocco; l’uscita si intuisce comunque all’aperto, sul prato nei pressi della stazione d’ arrivo della teleferica che durante il conflitto, da Primolano, saliva al forte.

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 LA BATTERIA COLDARCO

 

anno di costruzione: 1914

armamento: 4 cannoni 75A in caverna

compiti: integrazione degli angoli morti del forte di Cima Campo coprendo anche la  Valsugana fino a Tezze

 

come raggiungerla

Partendo da Primolano verso Enego, dopo un km dalla località Fosse di sotto prima di arrivare ad un nuovo tornante, una decina di metri prima del quale si imbocca sulla destra la stretta via asfaltata che porta a Coldarco di sotto; la si percorre per 600 metri, fino ad una biforcazio ne ove si sceglie la stretta stradina sterrata sulla sinistra, seguendola per un altro mezzo chilometro si scorge la caserma dell’opera, ormai in rovina , che poteva alloggiare un centinaio di militari. Dal piazzale, si prosegue in piano e senza alcuna difficoltà per una settantina di metri prima di giungere all’ingresso della caverna un tempo ospitante la batteria

visita

img4.jpg A destra dell’entrata si nota la vasca rivestita in cemento della cisterna che raccoglieva l’acqua piovana così come quella che colava dal le rocce. Appena oltre l’ingresso, ove si notano gli alloggiamenti della porta corazzata e dei suoi cardini, si stacca sulla destra il breve corridoio curvo dell’osservatorio, che fungeva da centrale di tiro. La galleria principale, si dirama in direzione sud-est/nord-ovest, è rettilinea e non nasconde pericoli. Il pavimento è costituito da una soletta in cemento bocciardato, simile a quella reperibile in tante opere fortificate del Regno e solo nella parte terminale  è coperta da pochi detriti altro elemento interessante è la a scarsissima umidità esi stente all’interno del tunnel: un fatto decisamente insolito in opere, scavate nella viva roccia..

Dopo qualche metro e sulla sinistra si incontra un’ampia ma poco profonda nicchia utilizzata come riservetta munizioni. Ancora qual che metro e sulla destra si apre l’imboccatura di un altro breve tunnel che dopo una de cina di metri termina in una camera-casamatta sulla cui cannoniera possono essere ancora individuati gli ancoraggi delle piastre di corazzatura. Un’altra riservetta sulla sinistra è seguita dalla seconda casamatta d’artiglieria sulla destra e lo schema si ripete poi una terza volta, infine la quarta casamatta per pezzo da 75A. Le cannoniere hanno tutte il medesimo orientamento, estendendo fino alla piana di Grigno il potenziale campo di tiro dell’armamento previsto.

 

 

 

 

 

 

 

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  Il FORTE DI CIMA LAN

 

anno di costruzione: 1909

armamento: 4 cannoni 149A in cupola

                   4 mitragliatrici in posizione  blindate

                   1 osservatorio in corazza

compiti: dominava la valle del Cismon e gli accessi alla vallate di Lamon Sorriva e Zorzoi

 

come raggiungerlo

A Col Perer, raggiunto seguendo le da Arsiè, si imbocca il tracciato sterrato di destra, dopo circa 1 km si incontrerà un bivio, ove si terrà la destra fino ad incontrare sulla sinistra i primi fabbricati di origine militare: nell’ordine, la caserma inferiore, l’alloggio del comandante dell’opera di cima Lan, le scuderie, (circa 5 km da Col Perer) lasciata l’automobile poco dopo prima che la strada inizia a scendere si prosegua a piedi a sinistra verso la sommità ,in pochi minuti si sale alla caserma superiore e di qui, in breve, si perviene al fossato di gola dell’opera sommitale.

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img5.jpg La fortificazione sembra sbriciolata da un terrificante colpo di maglio: enormi blocchi di calcestruzzo ammassati l’uno sull’altro sono quasi tutto quello che rimane del l’originario banco in calcestruzzo ospitante la batteria in cupola. In buone condizioni appare il muro del cortile di gola, nel quale una feritoia conserva ancor oggi la piastra corazzata per la protezione dei due fucilieri che dietro di essa potevano appostarsi. Ab bastanza riconoscibili sono i pozzi delle torrette a scomparsa, mentre quelli delle arti glierie, tranne il primo di sinistra, sono stati quasi cancellati dalle esplosioni. 

dicembre 1917 dopo la demolizione italiana (foto arch. Girotto)

All’estrema sinistra del fronte di gola si può visitare la sezione ospitante il locale del gruppo elettrogeno per l’illuminazione elettrica, il locale del ventilatore per il ri cambio dell’aria durante il tiro e le latrine per ufficiali e soldati. Sulla destra, tra i ru deri dei locali per la preparazione delle cariche di lancio, si apre all’indietro, in dire zione sud, una poterna, rivestita in cemento e munita di scalinata, che scende sottoter ra fino a sottopassare il fossato di gola penetrando nel rilievo retrostante l’opera; qui il corridoio, fattosi pianeggiante, svolta a 90° verso destra e proprio sulla svolta semio struita dai detriti scende dal bosco soprastante un camino d’ areazione di almeno 15 metri di altezza. Dopo la svolta, un nuovo tratto parallelo al fronte di gola prosegue per una decina di metri fino al locale polveriera: qui sorgeva, composta da tre locali con volta a botte disposti in serie, la solita costruzione a casetta, della quale ri mangono abbondanti e pericolanti resti lignei e murari. Sul lato meridionale del vano si nota un’imboccatura che dopo qualche metro risulta ostruita da materiale di crollo.

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immagine tratta dal libro "I forti dimenticati" (autore lo storico austriaco W.A. Dolezal, residente a Mellame) edito da Libreria "W. Pilotto di Feltre"

Dagli allineamenti ricavabili mediante bussola, corda metrica e mappe catastali, è assai probabile che si trattasse di un collegamento coperto, simile a quello esistente a for te Lisser, tra la batteria corazzata e la zona delle caserme e dell’alloggio del comandante. Lungo la strada, tra caserma inferiore ed alloggio dell’ufficiale in comando, esi ste infatti un imbuto di crollo che farebbe pensare all’originario sbocco della suddetta postierla. Al ricambio d’aria nel lungo camminamento avrebbe provveduto un secon do camino d’ areazione, ora semidistrutto (la copertura è rotolata presso il sentiero d’ accesso al forte) ma ben riconoscibile sul ripido pendio meridionale di cima Lan.

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  IL FORTE LEONE DI CIMA CAMPO

 

Tutte le informazioni sul forte "Leone" di Cima Campo sono state trasferite sul sito

  www.forteleone.it

 

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  IL FORTE TOMBION

Tutte le informazioni sul forte Tombion sono state trasferite sul sito

www.brenta-cismon.it

 

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  LA TAGLIATA FONTANELLE

 

Tutte le informazioni sulla tagliata Fontanelle sono state trasferite sul sito

  www.brenta-cismon.it

 

 

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  LA TAGLIATA DELLA SCALA

 

Tutte le informazioni sulla tagliata della Scala sono state trasferite sul sito

  www.brenta-cismon.it

 

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  IL COVOLO DI S. ANTONIO

 

anno di costruzione: 1886

armamento: 4 cannoni da 42 a tiro rapido

                    2 mitragliere

compiti: sbarramento della strada che portava a Faller e a Fiera di Primiero

guarnigione: 45 uomini

come raggiungerlo

S ulla S.S 50 del Passo Rolle in direzione Fiera di Primiero dopo l'abitato di Fonzaso, prima del tunnel del Pedesalto all'altezza della  centrale idroelettrica si stacca a sinistra un tracciato ormai chiuso al traffico veicolare e localmente noto come “strada dei forti”; si tratta dell’originario percorso della strada nazionale che da Fonzaso conduceva al ponte della Serra. Parcheggiata l’automobile nei pressi dell’ impianto idroelettrico, ci si può avviare in direzione della gola del Cismon,e dopo circa 350 metri di facile e panoramica passeggiata, dal percorso si stacca sulla destra la vecchia strada militare che saliva a Faller, oggi interdetta alle automobili ma percorribile da pedoni o mountain-bikers; 50 metri più avanti, in corrispondenza di uno slargo della cengia, si apre l’ampia cavità denominata Covolo di S. Antonio, un tempo parte integrante dell’omonima tagliata.

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Anno 1893: il covolo di S. Antonio nelle elaborazioi del servizio informazioni austriaco

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Con l'intervento di manutenzione della galleria stradale del "Pedesalto" nel 2004 sono state cancellate le poche tracce rimaste dell'antico sbarramento stradale, ora nell'omonimo cavità è stata costruita una struttura di servizio per la ventilazione della sottostante galleria . La immane esplosione che demolì la fortifica zione la sera dell’ 11 novembre 1917 cancellò totalmente anche un buon tratto della massicciata stradale; per ricostruirla e ripristinare il transito, dapprima il genio militare austriaco nel ‘17-’18 e poi gli italiani nell’immediato dopoguerra, impiegarono parte dei detriti, prima di sbarazzarsi del rimanente scaraventandolo nello strapiombo sottostante. Di conseguenza non rimangono più segni dei fossati, né della originaria struttura, anche se si può facilmente individuare il tratto di strada ricostruito, grazie al colore più chiaro della massicciata recente.

 

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LE  BATTERIE DI COL DEL GALLO

 

anno di costruzione: 1886

armamento:  5 mortai 15 GRC/ret     batteria superiore

                     2 cannoni da 9 BR/ret  batteria superiore

                     6 cannoni da 9 BR/ret  batteria inferiore

compiti batteria superiore:   dominava i terrazzamenti di Enego Coldarco e Firizzon Tirolese e le strada che scendono dalla  Piovega  oppure doveva proteggere le tagliate di Primolano - Fastro da un'eventuale attacco verso il Monte Sorist - Col dei Barchi.

compiti batteria inferiore: dominava la strada che saliva dalla Val Nevera al Col del Gallo.

 

come raggiungerle

A lla fine dell'abitato di Fastro (direzione Primolano) si prende a sinistra, verso San Vito passando accanto al cimitero di Fastro e salendo con un paio di tornanti al'omonimo paese, appena entrati nel l’abitato, una svolta a sinistra ci immette sulla strada per la sella di Vai Nevera. Quattro tornanti conducono ad un bivio presso la menzionata località, poco oltre il rìstoro “La Cripia”; tenendo la destra, altri quattro tornanti salgono lungo il fianco Est del Col della Spina fino ad un’ altra biforcazione in località Forcelletta. Scelta stavolta la stra da di sinistra si continua per qualche centinaio di metri, ignorando due altre deviazio ni sulla sinistra e svoltando a destra a livello di un vascone di raccolta idrica. Si prosegue per circa 300 metri, fino ad un tornante dopo il quale ci si deve arrestare di fronte ad una stanga che segna l’inizio del terreno privato ospitante i resti degli apprestamenti dell’artiglieria italiana.

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Anno 1893: la batteria superiore nelle elaborazioi del servizio informazioni austriaco

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Della cosiddetta “batteria superio re” rimangono ben leggibili sul terreno i terrapieni a diversi livelli, sia sul fronte prin cipale (nord) che su quello sinistro (ovest), dietro ai quali non è difficile immaginare i mortai da 149 mm. All’angolo di raccordo tra i due bastioni esiste ancora, usato come capanno attrezzi, il vecchio locale costruito come deposito della balistite e un pozzetto d'ispezione di una capiente cisterna collocata nel vecchio cortile.

La batteria inferiore destinata ad accogliere 6 cannoni 87B  è raggiungibile attraverso il bosco dizzanzi al vascone per l'acqua che si incontra salendo all'ultimo bivio. Restano  visibili poche tracce di murature e la spianata dei pezzi.

 

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Testo ed illustrazione tratta dal libro "Soldati e Fortezze tra Asiago ed il Grappa" edito dal Gino Rossato Editore  di Girotto Luca

Per gentile concessione dell'autore