Conclusioni 

Piazza con Mellame sullo sfondo

Piazza dalla strada statale

Via Crocera a sinistra l'attuale Banca

Piazza

Angolo bar Centrale

Via Crocera verso la piazza

Piazza

Fontanon

Fontanon

Dalla piazza verso il Fontanon

La fine di Via Crocera verso l'attuale campo sportivo

Piazza

Piazza

Il torrente Aurigh di fronte all'attuale supermercato A&O

Piazza angolo ber Centrale, in secondo piano l'attuale Farmacia

Il Fontanon

A monte del Muraz

A monte del Muraz

A monte del Muras , sullo sfondo una porta del campo sportivo

 

ARTICOLO ALLUVIONE.htm

Leggendo le interviste abbiamo notato che ognuno ricordava qualcosa di particolare e che non sempre le notizie o i dati coincidevano quindi è stato indispensabile riunire tutto il materiale raccolto per avere una visione d’insieme di quanto successo nei vari paesi coinvolti dall’alluvione.

 

FASTRO E S.VITO

 

L’autunno del 1966 fu molto piovoso.

Pioveva incessantemente fin dagli ultimi giorni di ottobre finchè il 4 novembre gli abitanti di Fastro tutto ad un tratto videro scendere dalla valle di Grigno una quantità enorme di acqua che raggiunse la strada statale e l’allagò trasformandola in un fiume in piena. L’acqua, scendendo dalla montagna, portava con sè anche detriti che accumulandosi avevano formato una montagna nella piazza del paese. Anche nella “Val di Polo” il torrente si ingrossò trascinando a valle numerosi detriti, tronchi e sassi che formarono uno sbarramento che impediva alle acque di defluire. Pure a S. Vito le strade erano colme di acqua, fango e sassi. In un primo momento la gente era impaurita anche perché a un certo punto della giornata era mancata l’energia elettrica, quindi i paesi si trovarono al buio e nell’impossibilità, scesa la notte, di capire bene cosa stava succedendo. Le case e gli edifici pubblici erano allagati anche se dopo il primo momento di paura gli abitanti avevano cominciato a darsi da fare mettendo delle tavole e dei secchi di sabbia davanti a porte e finestre per impedire all’acqua di entrare ulteriormente. Cercarono anche di costruire delle piccole dighe per deviare l’acqua. Furono comunque allagate la scuola materna e la scuola elementare che rimasero chiuse per circa otto giorni. Chi poteva sì ritirava nei piani alti delle abitazioni cercando di salvare, portandole con sé, le cose più importanti come il cibo e  gli animali, elemento importante per gente che viveva ancora per la maggior parte di agricoltura. Dai prati di Fastro si vedeva Primolano coperto da una distesa d’acqua poiché il fiume Brenta era straripato allagando il paese e costringendo la gente a lasciare le proprie case: pur trovandosi in una situazione simile molti “Fastresi” furono pronti ad accogliere gli sfollati con le poche cose che erano riusciti a salvare. Mentre al “Solivo” (una delle due parti in cui è diviso il paese di Fastro insieme al “Pusterno”) c’era poca acqua perché la strada in discesa aveva permesso che scorresse più facilmente; al “Pusterno” la situazione era più difficile perché la valle straripata aveva portato molti detriti giù in paese rendendo le strade inagibili. Inoltre dietro la chiesa, dove si trovava il vecchio campo sportivo, il terreno presentava una conca che si era riempita completamente d’acqua e così rimase per diversi giorni. I bambini trovarono il modo di divertirsi anche in quei giorni usando quella distesa d’acqua come un  piccolo lago su cui  far navigare delle botti. Per diversi giorni la gente fu costretta a lavorare per liberare le case e le strade dal fango e dai detriti. Tutti cercarono di aiutarsi e le cose a poco a poco tornarono alla normalità.

RELAZIONE ROCCA

 

                 Venuti a conoscenza che anni fa, precisamente il 4 novembre 1966, nel nostro territorio c’è stata un’alluvione, abbiamo chiesto a chi l’ha vissuta di raccontarci la loro esperienza.

                 C’è stato riferito che circa a metà ottobre, il tempo era cambiato e continuava a piovere.

                 Il 4 novembre, dopo tanti giorni di pioggia e vento, il livello del lago, alimentato dai corsi d’acqua ingrossati a causa delle abbondanti precipitazioni, crebbe di oltre 2 metri sopra il livello massimo.

                 Nelle case la gente pregava e bruciava le foglie dell’ulivo benedetto, sperando di scongiurare il pericolo. Gli abitanti della località “Campagna” avevano paura perché temevano che un pezzo di montagna, “I Boai”, potesse franare nel lago, allagando così tutta la zona.

                 Molte persone, gran parte contadini, portarono i loro animali al riparo nelle stalle dei paesi vicini. Furono inoltre sistemati sacchi di sabbia in corrispondenza delle porte, in modo che l’acqua, in caso di piena, non entrasse nelle abitazioni.

                  In questa zona, il vento sollevava le lamiere di zinco delle coperture dei fienili.

                  La sera del 4 novembre, l’acqua del lago aveva raggiunto i cortili delle case e circa alle ore 22 all’interno delle abitazioni vi era un metro e 20 cm d’acqua, che fortunatamente, verso le 2 del mattino, cominciò lentamente a defluire.

                   Le persone cercavano di rifugiarsi nei piani più alti, cercando di portare in salvo le cose essenziali e soprattutto i bambini. Molti portavano ai piani superiori gli animali da cortile che si erano salvati.

                   C’era molta preoccupazione perché l’acqua aveva bagnato il fieno, indispensabile per l’alimentazione degli animali, e gli alimenti necessari per la sopravvivenza delle persone. Dovettero quindi arrangiarsi, razionando quello che avevano potuto salvare, anche perché il Comune rimase per qualche tempo isolato a causa delle numerose frane che si erano verificate e che avevano interrotto molte strade.

                  Per molti giorni rimase interrotta l’erogazione dell’energia elettrica, a causa di un corto circuito verificatosi nella zona della “Stua”.

                   Dopo alcuni giorni dall’alluvione, alcune persone che stavano ricostruendo la barca che avevano perso, videro una frana, causata dalle abbondanti precipitazioni dei giorni precedenti,  che si staccò dal monte “Cerogn” e che si riversò nel lago.

                    RELAZIONE ARSIE’

            Era stato un autunno molto piovoso e tutti i corsi d’acqua presenti nella zona si erano gonfiati, provocando anche dei lievi smottamenti di terreno.

       L’Aurich era in piena e scorreva rumorosamente con un colore limaccioso. Il livello delle acque arrivava fino al ponticello posto appena sopra la Piazza di Arsiè.

      Il 4 novembre 1966, verso le 4 del pomeriggio, la gente udì i rintocchi della campana “Barbariga” che avverte la popolazione in caso di pericolo. 

       Nella zona di “Tarig”, nel tratto dove il torrente Aurich scorre sotterraneo, l’acqua sollevò in più punti l’asfalto della Via 1 Maggio, sgorgando sopra la strada con tante fontanelle.  

       Verso le ore 16,30, a causa dei numerosi detriti e piante che erano state trasportate a valle ed avevano ostruito la tombinatura che passa sotto la piazza, le acque dell’Aurich tracimarono e si riversarono con grande violenza lungo la piazza e nelle sottostanti vie.

       Il “Muraz”, che era stato costruito a protezione dell’abitato di Arsiè, cedette parzialmente e l’acqua trasportò a valle una gran quantità di terra che costituiva il soprastante campo di calcio, che era stato realizzato in quel punto contro il parere dei “vecchi” che ritenevano che quel luogo non dovesse essere disboscato.

       In pochi attimi l’acqua travolse tutto quello che incontrava lungo il suo corso, tanto da riuscire a trasportare un’automobile fin sotto la statale.

       L’acqua, assieme ai sassi ed al fango, si riversò nelle abitazioni, sfondando porte e saracinesche dei negozi, invadendo i piani terreni e le cantine.

       Un uomo che stava attraversando la piazza fu travolto e scaraventato dall’acqua all’altezza dell’attuale banca, che a quel tempo era una merceria.

       La Via Crocera si era trasformata in un fiume e la gente, invano, cercava di riparare le abitazioni e le stalle dall’allagamento, creando delle barriere con uso di tavolati e sacchi di sabbia, letame, ecc. Molti animali morirono e in alcune abitazioni, per consentire il defluire delle acque, fu necessario praticare dei fori sui muri.

      Anche la fontana che si trova presso l’ex farmacia era stata quasi sommersa da ghiaia e fango.

 

MELLAME E RIVAI

 

Anche Mellame e Rivai furono colpiti dall’alluvione del 1966. La gente ci ha raccontato che tutti avevano molta paura perché la pioggia cadeva ininterrottamente e soffiava un vento caldo così forte che riusciva a scoperchiare i fienili e le case. Pur essendoci una situazione di pericolo, la gente si era lo stesso riunita presso il monumento dei caduti per la consueta commemorazione e una bambina ricorda di aver visto, mentre recitava le poesie, staccarsi e sollevarsi il tetto della casa di fronte, per poi ricadere sulla piazza andando ad urtare una signora incinta di due gemelle senza, per fortuna, causarle problemi.

L’acqua e il vento avevano anche danneggiato i cavi della luce e gli abitanti di Arsiè e delle sue frazioni rimasero senza luce per 15 giorni. Con il passare delle ore il livello dell’acqua lungo le strade cominciò a salire paurosamente finchè cominciò ad entrare da porte e finestre e ad allagare le cantine e le stanze che si trovavano al pianterreno. L’acqua attraversava Rivai e Mellame e scendeva come un fiume fino alla piazza di Arsiè portando con sé fango, detriti, legname. Anche l’Aurich si era molto ingrossato fino a straripare. In località “Fornel” la valle aveva cominciato a “buttare” e con l’acqua scendevano detriti, sassi, legname.

Gli abitanti della Val di Tol rimasero isolati ne dovettero intervenire i militari e gli alpini per portar loro da mangiare. Si erano formati anche diversi laghetti come ad es. in località “Driolot” e in località “Pra de Lugo” a Rivai. In particolare quest’ultimo metteva molta paura agli abitanti di Mellame, che si trova più in basso, perché se fosse tracimato avrebbe provocato gravi danni.

Da un cortile all’altro si sentivano le donne, impaurite ed ansiose, tenersi costantemente informate di quanto accadeva. Anche a Mellame e Rivai comunque la gente cercò di aiutarsi per far tornare tutto alla normalità il più presto possibile. Dopo l’alluvione costruirono tombini più grandi, in grado di accogliere più acqua, e briglie lungo i torrenti per fermare fango e detriti in occasione di piogge abbondanti

 

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